TERRORISMO INTERNAZIONALE: UNA PROPOSTA

TERRORISMO INTERNAZIONALE: UNA PROPOSTA

  • 8 luglio 2009

da La Stampa del 8/7/2009 – Pagina delle opinioni, l’articolo a firma Maurizio Laudi e Dante Notaristefano

Terrorismo internazionale, la legge che ci occorre

MAURIZIO LAUDI, DANTE NOTARISTEFANO *

Caro direttore,
la decisione del Presidente Obama di chiudere progressivamente il carcere di Guantanamo riveste grande importanza. Quando si tratta di accertare le responsabilità individuali per crimini commessi, le scorciatoie non sono né accettabili né efficaci. Il rispetto delle regole di un giusto processo per le persone sospettate di atti terroristici, come di qualunque altro delitto, distingue i governi democratici dai regimi totalitari. Trattenere in una detenzione senza termini prefissati un individuo senza la formulazione di un’accusa e la possibilità di una difesa legale non conduce all’accertamento dei fatti. E rischia, soltanto, di fare di quel prigioniero il simbolo di un’ingiustizia vivente con il prevedibile corollario di negative spinte emulative.

Non sono, queste, analisi astratte ma considerazioni che nascono dalla storia della lotta al terrorismo negli ultimi decenni.

I processi celebrati in Italia ai dirigenti ed ai soldati delle BR e delle altre bande sono serviti, anche, a svelare la pochezza di quegli uomini. A dimostrare che non c’era nulla di rivoluzionario in quel loro disegno di uccisioni, ferimenti, attentati. Né, tanto meno, vi era alcuna capacità di risolvere ingiustizie sociali, ma solo un sanguinario velleitarismo, una criminale superbia in nome della quale decretare e dare la morte a vittime innocenti e indifese.

Per ciò i segnali dell’amministrazione Obama vanno salutati con grande favore. Il recupero delle regole della giustizia è di per sé una vittoria nel contrasto al terrorismo.
Deve però essere una giustizia efficiente e non imbelle. La sfida del terrorismo, specie quello internazionale, esige risposte incisive e nuove.

Molti passi avanti sono stati compiuti. E’ migliorato lo scambio di informazioni tra le agenzie di intelligence e gli uffici di polizia specializzati. Sono state create sedi di formazione professionale comune per gli investigatori. La collaborazione tra le autorità giudiziarie non è più occasionale e sporadica. Oggi ha assunto un carattere di positiva stabilità, specie in Europa, grazie ad una rete di collegamento, in primo luogo Eurojust a L’Aia: momento essenziale di coordinamento tra le Procure nazionali antiterrorismo.

Rimane un vuoto da coprire. I delitti di terrorismo sono esclusi, a tutt’oggi, dalla giurisdizione della Corte penale internazionale nata a Roma con il Trattato del 17 luglio 1998. Ad essa compete, in via complementare alla giurisdizione penale nazionale, il giudizio per crimini di guerra, di genocidio e contro l’umanità, mentre lo Statuto nulla dice sui delitti di terrorismo.

Eppure, dovrebbero essere tra i primi a meritare l’intervento di una Corte di giustizia internazionale. Essi mirano a diffondere terrore nella popolazione civile. Sono espressione di una strategia a largo raggio volta a sovvertire gli equilibri di uno Stato democratico. Provocano stragi, omicidi, ferimenti su uomini inermi, lasciando dietro di sé un calvario di sofferenze fisiche e psicologiche che segnerà per tutta la vita le vittime ed i loro famigliari.
Rivendicare la competenza della Corte penale internazionale per questi crimini non risponde solo ad un’esigenza etica. Significa anche fornire alla comunità internazionale mezzi più adeguati per il contrasto al terrorismo interno e sovranazionale.

In base allo Statuto della Corte i reati in questione non conoscono termine di prescrizione. Gli Stati hanno l’obbligo di consegnare la persona accusata per il giudizio dinanzi la Corte. Le vittime dispongono di un fondo di garanzia che consente loro di ottenere un risarcimento per i danni materiali e morali subiti.

Ancora una volta, non si tratta di sottili disquisizioni giuridiche, ma di un modo concreto per evitare inaccettabili cadute sul fronte della lotta al terrorismo.

Ad esempio, la qualificazione del terrorismo come crimine internazionale avrebbe – crediamo – impedito le censurabili iniziative della Francia nel caso Petrella e del Brasile nel caso Battisti. Con grande giovamento per le legittime pretese punitive dell’Italia e le sacrosante aspettative delle vittime.

In questi mesi sta lavorando un’apposita Commissione internazionale per la revisione dello Statuto della Corte penale. Il governo italiano ha una grande opportunità per dare un contributo importante con l’ampliamento della competenza di quel Tribunale ai delitti di terrorismo. Siamo fiduciosi che ciò avverrà nel segno di una continuità nell’inflessibile repressione del terrorismo e nella giusta attenzione alle ragioni delle vittime.

* Magistrato
Presidente Associazione italiana Vittime del Terrorismo

Copyright ©2009 La Stampa