Messaggio di solidarietà dalla fondatrice della maggiore associazione francese di vittime del terrorismo, SOS Attentas

Messaggio di solidarietà dalla fondatrice della maggiore associazione francese di vittime del terrorismo, SOS Attentas

  • 15 ottobre 2008

Parigi, 15 ottobre 2008

La ringrazio in anticipo di voler trasmettere a tutte le famiglie italiane ed a tutti i feriti la mia testimonianza di solidarietà dopo il rifiuto da parte del Presidente della Repubblica francese di estradare Marina Petrella, condannata dai tribunali italiani per aver commesso crimini di terrorismo.

Questo episodio fa seguito a numerose decisioni prese dal precedente Presidente, François Mitterrand, che, ha accordato l’asilo politico ad altri membri delle Brigate Rosse, permettendo loro di trovare rifugio in Francia, al riparo da un’eventuale rischio di estradizione.

Da più di venti anni ho combattuto per la giustizia e la verità nel campo del terrorismo. Ho denunziato l’assenza di sentenze, le amnistie, le “grazie” presidenziali e le scarcerazioni concesse ai terroristi prima del termine delle loro condanne. Tali criminali devono essere giudicati nel paese nel quale hanno commesso i loro delitti, di fronte alle loro vittime, nell’integrale rispetto delle nostre regole di diritto e senza godere di alcuna impunità.

Si possono evocare numerosi esempi :

– Cesare Battisti, che era l’oggetto di una richiesta di estradizione dalla parte dell’Italia, è stato rilasciato in libertà condizionale sotto controllo giudiziario, con la possibilità di fuggire verso il Brasile ;
– Christa Frohlich, cittadina tedesca, anch’essa rilasciata in libertà condizionale sotto controllo giudiziario, è uscita dalla Francia benché la Corte d’Appello di Parigi abbia confermato il 3 ottobre 2008 il suo rinvio a giudizio, unitamente a quello di Ilich Ramirez Sanchez, alias Carlos, alla Corte di Assisi, sospettati entrambi d’aver commesso l’attentato di Via Marbeuf a Parigi il 22 aprile 1982;
– Jean-Marc Rouillan, membro di ‘Action directe’, parecchie volte rilasciato, poi condannato per due assassini commessi nel 1985 e nel 1986, che gode di un regime di semi-libertà, non ha rispettato le condizioni imposte dal tribunale, contro ogni rispetto della memoria delle vittime ;
– Quattro cittadini libici condannati dalla Corte d’Assisi di Parigi nel 1999 per l’attentato contro il DC 10, che ha provocato la morte di 170 persone, appartenenti a17 nazionalità (tra i quali 9 Italiani), sotto mandato d’arresto internazionale, finora non eseguito. La Libia, fino ad oggi, rifiuta la loro estradizione. Il colonnello Gheddafi ha goduto, in questo dossier, di una immunità dichiarata dalla Corte di Cassazione, giurisdizione suprema in Francia ;
– La Gran-Bretagna ha aspettato 10 anni prima di estradare verso la Francia Rachid Ramda, riconosciuto colpevole di aver partecipato agli attentati del 1995 a Parigi.

Le frontiere non devono ormai più proteggere i terroristi. Al fine di evitare ogni sorta di ricatto, l’Unione Europea, che è fatta di democrazie rispettose dei diritti dell’uomo, deve urgentemente abolire le frontiere giudiziarie come quelle economiche e della libera circolazione delle persone. Tra questi diritti si pone come primo il diritto alla vita.
Sul piano internazionale, bisogna sviluppare la cooperazione giudiziaria tra i Stati al fine di combattere tutte le forme di terrorismo.

Come partecipante al primo symposium dedicato alle vittime del terrorismo, organizzato dall’ONU dal 8 al 10 settembre 2008, ho insistito sulla necessità di ottenere riparazione e giustizia, a nome di tutte le vittime.

Françoise Rudetzki

Vittima di un’ attentato il 23 dicembre 1983, a Parigi, e fondatrice di ‘S.O.S. Attentats’ nel 1986.


(version française)

Je vous remercie de bien vouloir transmettre à toutes les familles italiennes et aux blessés toute ma solidarité après le refus, par le Président de la République française, d’extrader Marina Pettrella condamnée par la justice italienne pour avoir commis des crimes de terrorisme.

Cette affaire fait suite à de nombreuses décisions prises par un précédent Président, M. François Mitterrand, accordant l’asile politique à d’autres membres des Brigades Rouges qui ont trouvé refuge en France et qui, eux non plus, n’ont pas été extradés.

Depuis plus de 20 ans je me suis battue pour la justice et la vérité dans le domaine du terrorisme. J’ai dénoncé l’absence de jugements, les amnisties, les grâces présidentielles et les remises en liberté accordées aux terroristes avant la fin de l’exécution de leurs condamnations. Ces criminels doivent être jugés dans le pays où ils ont commis leurs crimes, face à leurs victimes, dans le plein respect de nos règles de droit sans bénéficier d’aucune impunité.

De nombreux exemples peuvent être cités :

– Cesare Battisti qui faisait l’objet d’une demande d’extradition de la part de l’Italie a été remis en liberté conditionnelle sous contrôle judiciaire lui permettant ainsi de fuir au Brésil,
– Christa Frohlich, citoyenne allemande, a été également mise en liberté conditionnelle sous contrôle judiciaire et a quitté la France alors que la cour d’appel de Paris a confirmé, le 3 octobre 2008, son renvoi ainsi que celui de Ilch Ramirez Sanchez, alias Carlos, en cour d’assises, soupçonnés d’avoir commis l’attentat de la rue Marbeuf, le 22 avril 1982, à Paris,
– Jean-Marc Rouillan, membre d’Action directe, plusieurs fois libéré, puis condamné pour deux meurtres commis en 1985 et 1986 et bénéficiant d’un régime de semi-liberté n’a pas respecté les conditions imposées par la justice, au mépris de la mémoire des victimes,
– Quatre citoyens libyens condamnés par la cour d’assises de Paris en 1999 dans le dossier de l’attentat du DC 10 qui a provoqué la mort de 170 personnes, de 17 nationalités (dont 9 italiens), sous mandats d’arrêts internationaux, pas appliqués à ce jour. La Libye refuse toujours leur extradition. Le colonel Kadhafi a bénéficié, dans ce dossier, d’une immunité prononcée par la cour de cassation, juridiction suprême en France,
– la Grande-Bretagne a attendu 10 ans pour extrader vers la France Rachid Ramda, coupable d’avoir participé aux attentats de 1995 à Paris.

Les frontières doivent cesser de protéger les terroristes. Pour éviter tout chantage, l’Union européenne, composée de démocraties respectueuses des droits de l’homme doit, de façon urgente, abolir les frontières judiciaires comme elle a aboli les frontières économiques et permis la libre circulation des personnes. Le premier de ces droits étant celui à la vie.
Au plan international, il est nécessaire de développer la coopération judiciaire entre les Etats afin de lutter contre toutes les formes de terrorisme.

Ayant participé au premier symposium consacré aux victimes du terrorisme, organisé par l’ONU du 8 au 10 septembre 2008, j’ai insisté sur le besoin d’obtenir réparation et justice, au nom de toutes les victimes.

Françoise Rudetzki

Victime d’un attentat le 23 décembre 1983, à Paris et fondatrice de S.O.S. Attentats en 1986.


Si ringrazia l’équipe di Koinetwork geie per la traduzione in italiano