Lettera al Corriere della Sera

Lettera al Corriere della Sera

  • 15 maggio 2007

A seguito dell’intervista a Cesare Battisti pubblicata sul Corriere del 15 maggio 2007

Al direttore del Corriere della Sera

Esimio Direttore,
Il Corriere ha pubblicato un’astuta e lunga intervista dell’illustre Bernard-Henri Lévy con il povero Cesare Battisti dal carcere brasiliano, dove il noto terrorista è detenuto in attesa dell’estradizione.
Il celebrato quanto ricchissimo filosofo dovrebbe sapere quali sono Le regole del gioco, vista la sua collaborazione col magazine omonimo. E anche Lei, signor direttore, dovrebbe conoscerle.
Le regole dicono che quando un assassino – pluricondannato con sentenza definitiva e su testimonianze inoppugnabili, uno che lasciato libero in Francia ‘sulla parola’ si eclissò – viene preso deve espiare le sue colpe. E che, quando si intervista (e si titola con quei toni così partecipati) si dovrebbe dare contemporanea voce anche alle vittime.
Per Bernard-Henry lui, l’assassino, è “innanzitutto uno scrittore imprigionato” e come tale deve averlo presentato al ministro della giustizia brasiliano da cui si è recato a perorarne la causa: non manca di savoir faire BHL nell’affermare che in “Brasile la giustizia è una cosa seria”. In Italia,invece… Il filosofo scrive di considerare il terrorismo “il male assoluto”, si intuisce che ha tanta comprensione per le vittime e disprezza i terroristi.
E Lei, signor direttore, anche lei la pensa così?
Domani cade l’anniversario dell’assassinio del commissario Calabresi. Vedremo come il Corriere tratterà la ricorrenza, se ci sarà per lui, per tutti noi, un filosofo che sappia considerare anche i diritti delle vittime, possibilmente senza riscrivere il passato ad uso dei terroristi.
Con i più distinti saluti, ringraziandola per l’attenzione,

Gianni Berardi, segretario dell’associazione