LA DIPLOMAZIA DELLE VITTIME

LA DIPLOMAZIA DELLE VITTIME

  • 19 settembre 2011

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LA DIPLOMAZIA DELLE VITTIME

Non sembri strano che le vittime del terrorismo abbiano necessità di un’opera diplomatica. Ciò è dovuto al fatto che il terrorismo è sempre internazionale. Anche il più endogeno dei terrorismi svilupperà, e in passato ha sviluppato, volente o nolente, interessi internazionali per quella semplice cinica dinamica che porta a considerare l’instabilità di un paese afflitto da terrorismo un vantaggio per il paese limitrofo, seppur nominalmente amico ed alleato. L’instabilità dell’Italia ai tempi degli anni di piombo, così come quello della Spagna ancora oggi afflitta dall’indipendentismo basco dell’ETA, sono stati almeno in passato – ad esempio – per la Francia, occasione di interessata ospitalità di terroristi sul suo suolo nazionale.

Diplomazia quindi, come già successo nel 2008 quando, solo grazie ai buoni uffici dell’Associazione Francese delle Vittime del terrorismo, il Presidente Nicolas Sarkozy ricevette una delegazione della nostra Associazione sul caso della mancata estradizione dell’ex brigatista Marina Petrella. Così come qualche giorno addietro abbiamo concordato con la medesima Associazione Francese una nostra presa di distanza dal sindaco di Parigi, che da una parte invitava al suo municipio per un aperitivo i partecipanti convenuti al VII Congresso Internazionale delle Vittime del terrorismo, mentre dall’altra – dal 2004 fino a pochi mesi fa – difendeva il leader dei Proletari Armati per il Comunismo, Cesare Battisti, conferendogli la cittadinanza onoraria ed offrendogli la protezione della Città di Parigi.
I risultati di questa azione diplomatica, va ammesso, sono purtroppo deludenti: la promessa del Presidente francese di rispondere per iscritto alle rimostranze espresse dal nostro Presidente a nome dell’ Associazione, come il proposito del Sindaco di Parigi di incontrare la nostra delegazione per un chiarimento, non hanno avuto finora alcun seguito.

Ma è necessario perseverare. E’ necessario perché riconoscimenti sul ruolo che le vittime possono svolgere nella stessa lotta al terrorismo sono ormai giunti a livello internazionale. La scorsa settimana è stato riconosciuto a Bruxelles dalla Commissione Europea, nei prossimi giorni lo sarà anche da parte del Governo degli Stati Uniti. Il Segretario di Stato Hillary Clinton ha infatti chiesto ai Ministri degli Esteri dei 29 paesi invitati con l’Unione Europe a New York al Global Counter Terrorism Forum fissato per giovedì prossimo, di includere nelle loro delegazioni i rappresentati delle vittime del terrorismo. Questo non solo per ricordare insieme il recente decennale dell’11 settembre, ma per assegnare con la nuova strategia USA nella lotta al terrorismo, un ruolo preciso alla società civile che è l’obiettivo di morte di ogni terrorismo. Un ruolo che alla risposta bellica, sostituisce la diplomazia e la persuasione: ad esempio, la forza della retorica che la voce delle vittime può esprimere contro la narrazione dei radicalismi che serpeggiano in giro per il mondo alimentando violenza e terrore.

Torino, 19 settembre 2011

Dante Notaristefano, Presidente Aiviter
Luca Guglielminetti, Relazioni internazionali Aiviter