Approvate dal Consiglio Direttivo LE POSIZIONI DI AIVITER

Approvate dal Consiglio Direttivo LE POSIZIONI DI AIVITER

  • 21 settembre 2012

“A FUTURA MEMORIA” si riepilogano situazioni e tematiche che, basandosi su punti oggettivamente condivisi tra i nostri associati, dovrebbero uniformare la nostra normale operatività ai fini di un effettivo e miglior coordinamento dell’attività associativa.

LE POSIZIONI DELL’ASSOCIAZIONE

E’ necessario che sia riportata con chiarezza ed autorevolezza, da parte dell’Ufficio di Presidenza, la posizione di AIVITER e dei suoi Associati rispetto a temi quali il “perdonismo”, la “riconciliazione”, i rapporti con i terroristi, l’esposizione di pseudo teoremi fantapolitici ecc., cercando quindi di arginare e contrastare ogni dichiarazione che rappresenti l’espressione di posizioni assolutamente INDIVIDUALI, purtroppo frequenti anche all’interno della nostra Associazione, tramite le opportune rettifiche.
Si sta accreditando sempre di più nell’opinione pubblica, grazie soprattutto all’amplificazione mediatica (interviste giornalistiche, televisive ecc.), l’idea che dette isolate posizioni personali coincidano con quelle dell’Associazione tutta, mentre al contrario esse sono differenti, se non addirittura opposte, e provocano, oltre ai malintesi nei rapporti con l’esterno, anche forti critiche e contrasti interni all’Associazione stessa.
Senza voler imporre a nessuno dei vincoli alle proprie scelte personali, occorre ricordare a tutti che con l’esposizione pubblica (libri, articoli, interviste, frequentazioni pubbliche con assassini pregiudicati ecc.) esse cessano automaticamente di essere tali, e pertanto impongono agli organi di governo dell’Associazione un adeguato intervento atto a prevenire ogni possibile equivoco.

Di seguito le principali posizioni:

SULL’ ILLEGALITÀ
Ritornando a quanto purtroppo accade ai giorni nostri, le parole del Presidente della Repubblica Napolitano espresse il 9 maggio 2008, commemorazione della prima Giornata della Memoria delle vittime del terrorismo italiane, sono state premonitrici. Così affermava testualmente quattro anni fa:

“E se vediamo nel contempo – come li stiamo vedendo – segni di reviviscenza dobbiamo saper cogliere il dato della intolleranza e della violenza politica, dell’esercizio arbitrario della forza, del ricorso all’azione criminale per colpire il nemico e non meno brutalmente il diverso, per sfidare lo Stato democratico. Occorre opporre a questo pericoloso fermentare di rigurgiti terroristici la cultura della convivenza pacifica, della tolleranza politica, culturale, religiosa, delle regole democratiche, dei principi, dei diritti e dei doveri sanciti dalla Costituzione repubblicana. E occorre ribadire e rafforzare, senza ambiguità, un limite assoluto, da non oltrepassare qualunque motivazione si possa invocare : il limite del rispetto della legalità, non essendo tollerabile che anche muovendo da iniziative di libero dissenso e contestazione si varchi il confine che le separa da un illegalismo sistematico e aggressivo”.

Ed è stata importante e tempestiva la risposta data dall’intera Società civile “GENOVA UNITA CONTRO IL TERRORISMO”, da Istituzioni, da AIVITER, dai sindacati, dalle organizzazioni di categoria, dai comuni cittadini che hanno manifestato il 17 maggio 2012 contro l’attentato del 7 maggio 2012 all’Ing. Adinolfi, con una condanna netta, senza SE e senza MA, e questa volta senza alcun indugio, a differenza di quanto avvenne oltre trenta anni or sono, quando si attesero, con colpevole negligenza, le morti di Aldo Moro e di Guido Rossa per esprimere lo sdegno e la condanna collettiva.
Stesse iniziative con medesima tempestività, a nostro avviso con a capofila AIVITER quale promotore, si dovrebbero replicare qualora altri attentati terroristici dovessero malauguratamente accadere in Italia.

SULLA CERTEZZA DELLA PENA E I TEMPI DEI PROCESSI.
Il destino e le fatalità, quando si spegne una vita, possono essere drammatici ma se dietro questo c’è una mente, una mano, uno o più colpevoli, l’unica speranza e l’unico appiglio per sopravvivere, per le vittime e loro familiari, è pensare che GIUSTIZIA venga fatta, e che i responsabili TUTTI, compresi i mandanti, paghino con pena certa per quello che hanno fatto.
Purtroppo così non è stato per tanti atti di terrorismo, di stragi, ma anche di criminalità organizzata.
AIVITER deve tendere a sensibilizzare e promuovere, oltre che sostenere , iniziative legislative finalizzate a ribadire e rafforzare i principi cardine dello Stato di diritto che persegua obiettivi come la celerità nelle decisioni con il contenimento dei tempi processuali, la certezza della pena, la sua adeguatezza ed effettività, il ristoro ed il rispetto per le vittime.

SUL PERDONO E PERDONISMO
Diversi terroristi hanno chiesto ai familiari delle vittime del terrorismo decedute e agli invalidi da loro stessi colpiti, di essere perdonati, spesso per ottenere ulteriori agevolazioni non solo di pena.
Un assassino non può essere considerato con più benevolenza perché assolto dai parenti delle vittime.
E’ bene chiarire, come anche esposto dallo scrittore Claudio Magris, che il diritto alla vita è inalienabile. Chi non lo rispetta può essere eventualmente perdonato solo dalla vittima offesa diretta , sempre in un momento intimo e riservato tra la vittima stessa e il suo persecutore, evitando qualsiasi spettacolarizzazione, e mai per interposta persona.
Sono pertanto le vittime dirette che hanno titolo per poter intervenire su queste vicende. Non si sollecitino quindi i familiari delle vittime del terrorismo a perdonare.
Nella convinzione di ciò l’Associazione non si presterà a stabilire contatti tra ex terroristi e suoi associati evitando anche il coinvolgimento di Associazioni di mediazione e dei media.
Si tratta di materia giudiziaria ed è lo Stato che deve occuparsene.
La magistratura deve decidere in assoluta autonomia ed indipendenza e noi crediamo nella giustizia e nelle istituzioni.

SULLA RICONCILIAZIONE
Si è invocata da più parti l’esigenza di una “riconciliazione”.
Certi di interpretare il comune sentire di tante vittime del terrorismo, è opportuno fare alcune brevi considerazioni al riguardo.
Premesso che qualsiasi riconciliazione dovrebbe prevedere, per le parti lese, verità e risarcimento dei danni, e che non pare che in tema di terrorismo e stragi in Italia le verità siano state svelate e i diritti siano stati pienamente riconosciuti alle vittime, ci chiediamo:
riconciliarci con chi e per che cosa?
Una riconciliazione dovrebbe comportare un mutuo riconoscimento di torti e ragioni; e quali sarebbero le colpe delle vittime del terrorismo?
Forse quello di aver fatto il proprio dovere?
La riconciliazione potrebbe al limite riguardare situazioni da post guerra civile, in cui si siano precedentemente contrapposte le fazioni dei cittadini di uno stesso Paese con lo scopo da una parte di mantenere un regime dittatoriale, e dall’altro di volerlo sovvertire con l’instaurazione della democrazia.
Situazione che non si è assolutamente verificata in Italia all’epoca del terrorismo degli anni di piombo.
Un Paese che era ed è rimasto democratico con un Parlamento liberamente eletto e forte di garanzie costituzionali, e non certo governato da dittature, come erroneamente indicato ancor oggi da altri Paesi (Brasile per il caso Battisti ecc.).
Non dimentichiamoci che in Italia le vittime del terrorismo sono state vittime inermi di una lotta armata, e non una guerra per la quale vi debbono necessariamente due contendenti, perseguita unilateralmente da terroristi , veri e propri assassini seriali, nel nome di pseudo ed aberranti ideali politici, con l’obiettivo di destabilizzare e rovesciare l’ordine costituzionale.
Si cita, a tale proposito, uno stralcio del già citato storico discorso del presidente della Repubblica del 9 maggio 2008:

“Lo Stato ha sconfitto il terrorismo restando sul terreno della
democrazia e dello Stato di diritto, e senza concedere alle
brigate rosse il riconoscimento politico di controparte in
guerra che esse pretendevano”.

Ci sembrano parole condivise particolarmente attuali che, assieme alle tante altre considerazioni del presidente Napolitano qui citate, dovremmo tutti ricordare, anche per darne concreto seguito.

SULLA PARTECIPAZIONE AD INCONTRI, TRASMISSIONI CON EX TERRORISTI
La nostra Associazione ha sempre evitato di partecipare a trasmissioni ed eventi pubblici connotati dalla presenza di ex terroristi ed ha dato da sempre indicazione in tal senso ai suoi associati.

SULLA OSPITALITA’ CONCESSA AD EX TERRORISTI DAI MEDIA IN PARTICOLARE PUBBLICI ED ANCHE PURTROPPO DA PARTE DI SCUOLE, ENTI PUBBLICI ED ISTITUZIONI
Tale ospitalità non deve essere, a nostro avviso, mai concessa
Al riguardo il Presidente Napolitano così ha affermato il 9 maggio 2008:

“Purtroppo il rispetto nei confronti delle vittime del terrorismo è spesso mancato, e proprio da parte di responsabili delle azioni terroristiche.
D’altronde, non pochi tra loro sono rimasti reticenti, anche in sede giudiziaria, e sul piano politico hanno ammesso errori e preso atto della sconfitta del loro disegno, ma non riconoscendo esplicitamente la ingiustificabile natura criminale dell’attacco terroristico allo Stato e ai suoi rappresentanti e servitori. Lo Stato democratico, il suo sistema penale e penitenziario, si è mostrato in tutti i casi “MOLTO” generoso : ma dei benefici ottenuti gli ex terroristi non avrebbero dovuto avvalersi per cercare tribune da cui esibirsi, dare le loro versioni dei fatti, tentare ancora subdole giustificazioni”.

UN BREVE COMMENTO
A fronte di parole così chiare ed autorevoli ci rammarichiamo quanto costantemente siano disattese e di riscontrarne costanti e sgradevoli violazioni quali per ultima, per mera esemplificazione, citiamo la partecipazione del terrorista Sergio Segio, fondatore di “Prima linea” e pluriomicida, alla recentissima trasmissione televisiva “In mezz’ora” condotta da Lucia Annunziata andata in onda il 13 maggio 2012 su RAI 3.
Prosegue il 9 maggio 2008 il Presidente:

“No, non dovrebbero esserci tribune per simili figuri. Chi abbia regolato i propri conti con la giustizia, ha il diritto di reinserirsi nella società, ma con discrezione e misura e mai dimenticando le sue responsabilità morali anche se non più penali. Così come non dovrebbero dimenticare le loro responsabilità morali tutti quanti abbiano contribuito a teorizzazioni aberranti e a campagne di odio e di violenza da cui sono scaturite le peggiori azioni terroristiche, o abbiano offerto al terrorismo motivo, azioni, attenuanti, coperture e indulgenze fatali.
Queste sono le ragioni per cui si doveva e si deve dar voce non a chi ha scatenato la violenza terroristica, ma a chi l’ha subita, a chi ne ha avuto la vita spezzata, ai famigliari delle vittime e anche a quanti sono stati colpiti, feriti, sopravvivendo ma restando per sempre invalidati. Si deve dar voce a racconti di verità sugli “anni di piombo”, ricordando quelle terribili vicende come sono state vissute dalla parte della legge e dello Stato democratico,…..”

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L’Associazione si impegna quindi a perseguire ed a dare concreta attuazione , impegnando ai sensi di Statuto tutti gli associati, all’osservanza delle posizioni così come sopra ricordate ed alle considerazioni esposte dal Presidente Napolitano riportate in tante altre dichiarazioni ufficiali ed ancor oggi particolarmente attuali.

In ragione di ciò AIVITER provvederà all’immediata dissociazione e stigmatizzazione in caso di inottemperanza a tali principi sia da parte di associati che non , siano vittime del terrorismo che non , siano essi Organizzazioni , Enti pubblici o istituzioni.

Documento approvato dal Consiglio Direttivo di AIVITER in Torino nella riunione del 21 settembre 2012