Archivio vittime: 1979

  • Napolitano Raffaella

    • 5 febbraio 1979

    Raffaella Napolitano sta uscendo dalla sua abitazione in via Villarbasse per andare al lavoro: sono le otto quando due giovani donne che, sopraggiungendo in scooter a volto scoperto, gli sparano alle gambe con armi dotate di silenziatore. Un colpo raggiunge la gamba di Raffaella Napolitano, ma sono poi stati rinvenuti otto bossoli sul luogo dell’attentato.
    Le due giovani si danno velocemente alla fuga mentre , secondo testimonianze, anche altre due donne appostate in auto si allontanano.

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    La Stampa Sera del 15.02.1979

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  • nigra-domenico

    Nigra Domenico

    • 19 maggio 1979

    L’ostetrica Nigra è ferita nel pomeriggio nel suo studio in via Buenos Aires da due ragazze e due ragazzi. Le due ragazze si introducono con la scusa di farsi visitare, poi arrivano due giovani che si qualificano come agenti di polizia. Il commando imbavaglia e lega la custode, quindi costringe l’ostetrica in bagno,dove una delle ragazze gli spara ad una gamba.
    Il referto medico riporta la frattura della rotula e del femore.
    Prima di allontanarsi, gli attentatori gettano addosso all’ostetrica un cartello con una scritta che l’accusa di praticare aborti clandestini.

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    La Gazzetta del Popolo del 25 giugno 1980

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  • torregiani-alberto

    Torregiani Alberto

    • 16 febbraio 1979

    Pierluigi Torregiani, padre adottivo di Alberto, la sera del 22 gennaio 1979 è in una pizzeria con i suoi gioielli portati ad una dimostrazione televisiva, ma nel locale entrano dei rapinatori. Torregiani è minacciato, reagisce con la sua arma e ne consegue una sparatoria che conta morti e feriti.
    Il 16 febbraio successivo c’è un tentativo di rapina nel suo negozio, precedentemente il gioielliere è stato minacciato per l’episodio in pizzeria, e di nuovo Torregiani reagisce. Nel conflitto a fuoco che si genera muore lo stesso Torregiani ed il figlio Alberto viene ferito gravemente e rimarrà paralizzato.

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    Da il Giorno del 17 febbraio 1979

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  • Leandri Antonio

    • 17 dicembre 1979

    Antonio Leandri, impiegato di 24 anni, fu ucciso per uno scambio di persona da appartenenti alla formazione terroristica di estrema destra denominata “ Nuclei Armati Rivoluzionari” (NAR). Quattro di essi furono arrestati dalla Polizia subito dopo l’agguato. Un altro, che era riuscito a fuggire, fu successivamente individuato e, al pari dei complici, condannato. Stando agli esiti processuali, Leandri era stato scambiato per un avvocato romano, entrato nel mirino dei NAR perché ritenuto responsabile della cattura, avvenuta anni prima, di uno dei “leaders” carismatici della estrema destra eversiva.

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  • bonzani-giuseppe

    Bonzani Giuseppe

    • 30 aprile 1979

    L’ing. Bonzani intorno alle 20 è nei pressi della sua abitazione in auto: due giovani a bordo di uno scooter gli sparano cinque colpi.
    Per il sangue perso le sue condizioni sono gravi e la prognosi è riservata. Ricoverato a Sampierdarena, è sottoposto ad intervento chirurgico.

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  • cuocolo-fausto

    Cuocolo Fausto

    • 31 maggio 1979

    Il professor Cuocolo la mattina del 31 maggio 1979 è all’Università alla facoltà di via Balbi a Genova ed insieme ai suoi due assistenti presiede la sessione di esami. Alle 9.30 entra improvvisamente un giovane con una pistola in pugno munita di silenziatore: intima al professore di alzarsi e di appoggiarsi contro il muro. Il terrorista spara al professor Cuocolo e scarica l’arma con una sequenza ininterrotta di colpi. L’attentatore si allontana velocemente con l’ausilio di due complici. Fausto Cuocolo viene trasportato all’ospedale S. Martino dove vengono riscontrate ferite multiple alle gambe e all’avambraccio.

    E’ morto a Genova, all’età di 76 anni, il 19 settembre 2006

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  • farina-giovanni

    Farina Giovanni

    • 8 giugno 1979

    Tre giovani si introducono nella casa di Giovanni Farina: sparano otto colpi e lo lasciano ferito sul pavimento. Fuggono dall’appartamento di via Malta 16 su una “128” blu che li attende con un complice a bordo. Nell’alloggio sono presenti anche la moglie Giulia e la figlia Elisabetta di 13 anni.
    Giovanni Farina è il quindicesimo dipendente Fiat Presse dal 1975 a subire un attentato. E’ sorvegliante da circa 20 anni all’ingresso di via Settembrini.

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  • ghio-enrico

    Ghio Enrico

    • 29 maggio 1979

    In un agguato vengono sparati sette colpi alle spalle del dott. Ghio che è raggiunto da tre colpi alla gamba e uno al dito mignolo.

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  • Antonio Varisco

    • 13 luglio 1979

    Il comandante Varisco fa parte dell’Arma dei Carabinieri dal 1952, ma la mattina del 13 luglio del 1979 prossimo ormai al congedo viene ucciso dalle pallottole di un fucile a canne mozze.
    Si sta recando al lavoro ed è in auto: i terroristi prima fanno esplodere una bomba fumogena e poi gli sparano attraverso i vetri.

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  • Mario Tosa

    • 21 novembre 1979

    La pattuglia con il maresciallo Vittorio Battaglini ed il carabiniere Mario Tosa esce alle 7.10 per prendere servizio e, come d’abitudine, si ferma in via Monti al bar “Angelo” per un caffè. Il commando terrorista entra subito in azione e crivella di colpi i due carabinieri. Sono raccolti intorno ai due caduti 11 bossoli calibro 9.

    Una via a lui dedicata dal Comune di Genova ricorda il suo sacrificio.

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  • Pierluigi Torregiani

    • 16 febbraio 1979

    Pierluigi Torregiani la sera del 22 gennaio 1979 è in una pizzeria con i suoi gioielli portati ad una dimostrazione televisiva, ma nel locale entrano dei rapinatori. Torregiani è minacciato, reagisce con la sua arma e ne consegue una sparatoria che conta morti e feriti.
    Il 16 febbraio successivo davanti al suo negozio un commando terrorista lo aspetta. Nel conflitto a fuoco che si genera muore lo stesso Torregiani ed il figlio Alberto, che lo accompagnava, viene ferito gravemente e rimarrà paralizzato.
    Lascia la moglie Elena e tre figli.

    Alberto Torregiani, figlio di Pierluigi ha scritto il libro “Ero in guerra e non lo sapevo” insieme a Stefano Rabozzi, edito da Agar Edizioni con prefazione di Toni Capuozzo.

    Riferimento:
    Lino Sabbadin

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  • Domenico Taverna

    • 27 novembre 1979

    Il maresciallo Taverna si sta recando a piedi e in abiti civili nel garage per prelevare la sua auto: due giovani gli tendono un agguato sparandogli numerosi colpi di pistola uccidendolo.

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  • Italo Schettini

    • 29 marzo 1979

    L’avvocato Schettini è consigliere provinciale della Democrazia Cristiana: alcuni terroristi lo attendono sul portone del suo studio e lo uccidono con alcuni colpi di pistola.

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  • Rosario Scalia

    • 23 febbraio 1979

    Rosario Scalia è una guardia giurata in sevizio presso la Banca Agricola Milanese: i Comitati Comunisti Rivoluzionari, come attribuito successivamente in sede giudiziaria, assaltano la filiale ed uccidono la guardia.

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  • Guido Rossa

    • 24 gennaio 1979

    Un commando di brigatisti composto da Riccardo Dura, Vincenzo Gagliardo e Lorenzo Carpi si apposta in via Umberto Fracchia (quartiere di Oregina) nei pressi dell’abitazione di Guido Rossa. All’uscita di casa del sindacalista per recarsi al lavoro, alle 6.30 del mattino, lo uccidono al volante della sua auto. L’intento iniziale era quello di colpirlo alle gambe.
    Circa tre mesi prima Rossa aveva denunciato e fatto arrestare Francesco Berardi, fiancheggiatore B.R. attivo all’interno dell’Italsider.
    L’autore materiale dell’omicidio, come accertato in seguito, è il brigatista Riccardo Dura che il 28 marzo 1980 è ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia nel covo di Via Fracchia a Genova insieme ad altri terroristi.
    Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini conferisce a Guido Rossa la medaglia d’oro al valore civile alla memoria.
    Rossa lascia la figlia sedicenne e la moglie.

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  • Mariano Romiti

    • 7 dicembre 1979

    Il maresciallo Romiti sta percorrendo alle 8.00 del mattino in abiti civili Via Marini: due terroristi gli sparano e l’agguato è così fulmineo che il comandante non ha nemmeno il tempo di estrarre la sua pistola.
    Lascia la moglie Maria Bitti e quattro figli.

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  • Pietro Ollanu

    • 3 maggio 1979

    Un commando delle Brigate Rosse attacca il 3 maggio 1979 la sede del Comitato regionale della Democrazia Cristiana in piazza Nicosia. Infatti più di tredici terroristi assaltano la sede politica e dopo averla devastata si allontanano portandosi via schedari e documenti.
    L’allarme viene dato e la pattuglia di Mea e Ollanu interviene, ma i terroristi vedendo sopraggiungere la polizia sparano diverse raffiche di mitra che uccidono subito il vicebrigadiere Mea e feriscono gravemente Ollanu.
    L’agente Ollanu dopo alcuni giorni muore in ospedale a causa delle gravi ferite riportate.
    L’agente Vincenzo Annunziata rimane ferito.

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  • Antonio Mea

    • 3 maggio 1979

    Un commando terrorista delle Brigate Rosse attacca il 3 maggio 1979 la sede del Comitato regionale della Democrazia Cristiana in piazza Nicosia. Infatti più di tredici terroristi assaltano la sede politica e dopo averla devastata si allontanano portandosi via schedari e documenti.
    L’allarme viene dato e la pattuglia di Mea e Ollanu interviene, ma i terroristi vedendo sopraggiungere la polizia sparano diverse raffiche di mitra che uccidono subito il vicebrigadiere Mea e feriscono gravemente Ollanu.
    L’agente Ollanu dopo alcuni giorni muore in ospedale a causa delle gravi ferite riportate.
    L’agente Vincenzo Annunziata rimane ferito.

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  • Bartolomeo Mana

    • 13 luglio 1979

    In servizio disarmato nelle vicinanze dell’agenzia della Cassa di Risparmio, è aggredito con un collega da un commando che sta rapinando la banca, viene spinto all’interno dove cade picchiando il capo. Mentre semistordito cerca di rialzarsi, viene ucciso con un colpo a bruciapelo alla testa.

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  • Giuseppe Lorusso

    • 19 gennaio 1979

    E’ ucciso al mattino alle 7.10 all’uscita dalla sua abitazione mentre si reca alla sua auto per andare al lavoro.
    Due individui scendono da una 128 rossa (altri due uomini restano in macchina), gli si avvicinano e sparano con due pistole calibro “38 special” tutti i colpi dei caricatori. Due proiettili raggiungono Lorusso alla testa, due al braccio sinistro, quattro al torace e due all’addome: l’agente Lorusso muore istantaneamente con le chiavi della sua auto ancora strette in mano. Ha appena compiuto 30 anni e lascia la giovane moglie Rosa e i figli piccolissimi: Daniele di 2 anni e Domenico di 8 mesi.

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  • Giuseppe Gurrieri

    • 13 marzo 1979

    L’appuntato dei carabinieri Guerrieri era nello studio medico del dott. Pier Sandro Gualteroni quando irruppero due giovani armati di pistola.
    Subito il carabiniere reagì, ma uno dei terroristi sparò e lo uccise. Il carabiniere morì davanti al figlio Matteo di 13 anni che lo aveva accompagnato in ambulatorio. Il vero obiettivo dell’attentato era il medico Gualteroni.

    Insignito della medaglia d’argento al Valor Militare “alla memoria”

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  • Michele Granato

    • 9 novembre 1979

    Michele Granato è un agente di polizia in servizio presso la squadra di polizia giudiziaria del Commissariato S. Lorenzo.
    Il giorno 9 novembre 1979 sta riaccompagnando a casa la sua fidanzata quando viene colpito con alcuni colpi d’arma da fuoco alle spalle ed ucciso.

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  • Carlo Ghiglieno

    • 21 settembre 1979

    Sono le 8.30 del mattino e l’ing. Ghiglieno esce di casa con con la moglie. In via Petrarca si appresta a salire in auto per andare al lavoro: un commando di 4 uomini lo raggiunge e gli spara alla testa e alla schiena.
    Sono 7 colpi esplosi con una 38 special, come verrà descritto nella rivendicazione. Il commando fugge su una Fiat 132 verde ritrovata abbandonata poco distante.
    L’ ing. Ghiglieno lascia la moglie Maria Matilde Mazza e i due figli Giorgio di 23 anni e Alberto di 21 anni.

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  • Graziella Fava

    • 13 marzo 1979

    Il 13 marzo 1979 due uomini e una donna, armati e mascherati, entrarono negli uffici dell’Associazione Stampa dell’Emilia Romagna in via San Giorgio a Bologna, sequestrarono un impiegato e una persona occasionalmente presente; poi diedero fuoco ai locali. Il fumo invase l’appartamento del piano soprastante dove si trovavano un’anziana donna, la figlia e una collaboratrice, Graziella Fava.
    Le prime due donne furono salvate, Graziella Fava morì invece per asfissia sul pianerottolo.

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  • Carmine Civitate

    • 18 luglio 1979

    Un commando di 4 persone su una Renault si ferma davanti al bar-trattoria di Civitate in Via Veronese, poco dopo le 18.00.
    Scendono due giovani ed entrano nel locale come normali avventori: Carmine Civitate rientra da una consegna e subito è avvicinato da uno dei due uomini che esplode tre colpi. Il barista è colpito alla fronte e al petto e cade senza un lamento sotto gli occhi della moglie. I terroristi riescono a fuggire.
    Il 28 febbraio 1979 nello stesso bar erano morti in una sparatoria con la polizia due terroristi di Prima Linea, Caggegi e Azzaroni.

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  • Andrea Campagna

    • 19 aprile 1979

    L’agente Campagna viene ucciso in un agguato sotto il portone della abitazione della sua ragazza, in Via Modica, con parecchi colpi di pistola in pieno volto, mentre si accingeva a salire sulla propria autovettura, dopo aver espletato il turno di servizio.

    Per propria scelta la famiglia non si costituì parte civile durante il processo. E’ stata intitolata a lui la Scuola allievi agenti di Polizia sita in Vibo Valentia. Una lapide è posta dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia sul luogo della tragedia e una targa in un monumento nella vicina Piazza Miani.

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  • Vittorio Battaglini

    • 21 novembre 1979

    La pattuglia con il maresciallo Battaglini ed il carabiniere Mario Tosa esce alle 7.10 per prendere servizio e, come di consuetudine, si ferma in via Monti al bar “Angelo” per un caffè. Il commando terrorista entra subito in azione e crivella di colpi i due carabinieri. Sono raccolti intorno ai due caduti 11 bossoli calibro 9.

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  • Emilio Alessandrini

    • 29 gennaio 1979

    Il sostituto Procuratore della Repubblica Emilio Alessandrini si occupa con notevole impegno del processo per la strage di Piazza Fontana che è stato trasferito dall’autorità giudiziaria di Roma a quella di Milano.
    Il magistrato la mattina del 29 gennaio accompagna alle 8,30 il figlio alla scuola elementare e allorchè si dirige nuovamente verso casa per parcheggiare viene aggredito da due persone mentre è fermo al semaforo all’incrocio tra Viale Umbria e Via Muratori. Il commando esplode contro Alessandrini numerosi colpi di pistola ed il magistarto muore subitaneamente.
    Il gruppo di fuoco è composto da Sergio Sergio e Marco Donat Cattin, responsabili dell’agguato, Michele Viscardi e Umberto Mazzola sono di copertura; Bruno Russo Palombi li attende tutti nell’auto con la quale fuggono subito dopo l’attentato lanciando un fumogeno.

    Sono dedicate al giudice Alessandrini piazze, aule consiliari, scuole, impianti sportivi in varie città d’Italia oltre alla Fondazione a suo nome.

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  • Emanuele Iurilli

    • 9 marzo 1979

    Un commando di terroristi di “Prima Linea” composto di 7 persone sequestra il titolare di un bar di Via Millio con i famigliari. E’ la bottiglieria posta nei pressi della casa della famiglia Iurilli. I terroristi, sintonizzati con la radio della polizia, attirano una volante dichiarando di aver preso un ladro d’auto. Quando l’auto arriva si innesca uno scontro a fuoco. L’appuntato Gaetano D’Angiullo viene ferito alla gambe e al ventre. Emanuele Iurilli sta rincasando da scuola e viene a trovarsi nella sparatoria, cerca di fuggire e, sperando di percorrere i pochi metri che lo separano da casa, si ripara dietro una Fiat 500 all’angolo tra Via Lurisia e Via Millio, ma è colpito da una pallottola.
    La madre dal balcone di casa, assiste sgomenta all’episodio. Raccolto agonizzante, è trasportato all’ospedale Molinette dove invano si tenta una disperata operazione per salvarlo.

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