Archivio vittime: 1978

  • deorsola-mario

    Deorsola Mario

    • 17 novembre 1978

    Mentre si trova nel suo studio, il pomeriggio del 17 novembre, è immobilizzato da quattro giovani che gli esplodono contro quattro colpi calibro 7,65. Ricoverato all’ospedale torinese “Molinette”, gli vengono riscontrate ferite alle spalle e alle ginocchia.

    gazzetta-deorsola

    La Gazzetta del Popolo del 20 novembre 1978

    Questo ferimento gli causa una invalidità al 39% attestata dalla Commissione medica dell’Ospedale Militare A. Riberi di Torino.

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  • Gasparino Fausto

    • 7 luglio 1978

    Fausto Gasparino sta raggiungendo la stazione ferroviaria di Pegli, in via de Nicolay, quando due brigatisti gli vanno incontro e fanno fuoco sei o sette volte. Si impadroniscono quindi della valigetta del funzionario e fuggono su una “128”.
    Le condizioni di Gasparino sono serie, è stato raggiunto da 4 proiettili ed ha perso molto sangue. Uno dei proiettili ha reciso l’arteria femorale. Dopo alcuni mesi di cure ha potuto riprendere il lavoro.

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  • Gustavo Ghirotto

    • 10 gennaio 1978

    Alle 19.00 al ritorno dal lavoro parcheggia l’auto nel garage sotterraneo in via DOn Grazioli e qui tre brigatisti lo feriscono alle gambe e alle braccia. Soccorso, viene trasportato all’ospedale Mauriziano e sottoposto ad una prima operazione chirurgica, alla quale altre seguiranno senza peraltro che egli possa riacqistare le normali capacità di deambulazione.

    Questo ferimento gli causa una invalidità al 45% attestata dalla Commissione medica dell’Ospedale Militare A. Riberi di Torino.

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  • lamberti-alfredo

    Lamberti Alfredo

    • 4 maggio 1978

    Al suo rientro a casa a Pagano Doria, nel cortile, Lamberti viene attaccato da un commando delle Brigate Rosse e solo la presenza di spirito di saltellare mentre gli attentatori sparano, gli evita danni più gravi. All’ospedale San Martino dove viene ricoverato, i sanitari gli riscontrano una ferita d’arma da fuoco al ginocchio sinistro.

    lamberti2

    Il luogo dell’attentato

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  • peschiera-filippo

    Peschiera Filippo

    • 18 gennaio 1978

    Il professor Peschiera è nella “Scuola di formazione superiore” a Genova, quando fa irruzione un gruppo di brigatisti rossi. I presenti vengono chiusi nella toilette, il professore è interrogato e fotografato con un cartello con la scritta “Servo dello stato imperialista delle multinazionali”. Peschiera avvia un sorta di dialogo con i suoi aggressori sulle loro finalità, ma questi, mentre si allontanano, si voltano e sparano 5 colpi alle gambe del professore.

    Il Prof. Filippo Peschiera fotografato dai brigatisti

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  • schiavetti-felice

    Schiavetti Felice

    • 7 aprile 1978

    L’ingegner Schiavetti è ferito a casa sua in corso Magenta da due sconosciuti che gli sparano sei colpi di pistola. Le sue condizioni non sono gravi nonostante sia colpito da 5 proiettili.

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  • Francesco Zizzi

    • 16 marzo 1978

    Tra le ore 09:00 e le 09:05 del 16 marzo 1978, una Fiat 128 bianca con targa diplomatica falsa e con a bordo brigatisti, era appostata in Via Mario Fani nel quartiere Trionfale. Quando la Fiat 130 dell’On. Moro, guidata dall’Appuntato dei CC. Domenico Ricci con a fianco il Maresciallo Oreste Leonardi e l’Alfetta della scorta, guidata dall’Agente Francesco Zizzi con a bordo gli Agenti Giulio Rivera e Raffaele Iozzino imboccarono Via Fani, la Fiat 128 bianca si mise davanti alle due auto frenando improvvisamente. L’auto dei terroristi venne tamponata da quella dell’On. Moro, a sua volta tamponata dall’Alfetta della scorta. Diversi terroristi, travestiti da avieri, divisi in due gruppi, aprirono il fuoco sulle due auto, uccidendo i cinque tutori dell’ordine e rapirono il presidente della Democrazia Cristiana.

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  • Girolamo Tartaglione

    • 10 ottobre 1978

    E’ ucciso mentre sta imboccando le scale di casa rientrando dal ministero di Grazia e Giustizia.

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  • Gianfranco Spighi

    • 7 febbraio 1978

    Il 10 febbraio del 1978 un gruppo di giovani fece irruzione nello studio di Gianfranco Spighi, notaio in Firenze. Quando il notaio intimò loro di uscire, uno di essi gli sparò, uccidendolo.

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  • Roberto Scialabba

    • 28 febbraio 1978

    Alcuni appartenenti al gruppo terroristico di estrema destra “Nuclei Armati Rivoluzionari” (NAR) si recarono poco dopo le 23.00 del 28 febbraio 1978 in Piazza Don Bosco, al quartiere Appio-Tuscolano e, scesi da una vettura, iniziarono a sparare sui ragazzi seduti sulle panchine dei giardinetti.
    Roberto Scialabba, un giovane militante di “Lotta continua”, cadde a terra ferito; un membro del commando lo finì con due colpi alla testa.
    Suo fratello riuscì a fuggire, nonostante le ferite.

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  • Antonio Santoro

    • 6 giugno 1978

    Il maresciallo della Polizia Penitenziaria Santoro è il comandante delle guardie del carcere giudiziario di Udine: è ucciso per strada da alcuni terroristi che gli sparano.

    Nel marzo 2004 il carcere di Udine viene consacrato alla memoria del maresciallo Antonio Santoro

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  • Giulio Rivera

    • 16 marzo 1978

    Tra le ore 09:00 e le 09:05 del 16 marzo 1978, una Fiat 128 bianca con targa diplomatica falsa e con a bordo brigatisti, era appostata in Via Mario Fani nel quartiere Trionfale. Quando la Fiat 130 dell’On. Moro, guidata dall’Appuntato dei CC. Domenico Ricci con a fianco il Maresciallo Oreste Leonardi e l’Alfetta della scorta, guidata dall’Agente Francesco Zizzi con a bordo gli Agenti Giulio Rivera e Raffaele Iozzino imboccarono Via Fani, la Fiat 128 bianca si mise davanti alle due auto frenando improvvisamente. L’auto dei terroristi venne tamponata da quella dell’On. Moro, a sua volta tamponata dall’Alfetta della scorta. Diversi terroristi, travestiti da avieri, divisi in due gruppi, aprirono il fuoco sulle due auto, uccidendo i cinque tutori dell’ordine e rapirono il presidente della Democrazia Cristiana.

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  • Luciano Rossi

    • 8 novembre 1978

    Gli agenti Giuseppe Pegliei e Luciano Rossi sono di scorta al procuratore capo Fedele Calvosa quando in un agguato terroristico sono tutti falciati a raffiche di mitra e poi finiti a colpi di pistola.

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  • Domenico Ricci

    • 16 marzo 1978

    Tra le ore 09:00 e le 09:05 del 16 marzo 1978, una Fiat 128 bianca con targa diplomatica falsa e con a bordo brigatisti, era appostata in Via Mario Fani nel quartiere Trionfale. Quando la Fiat 130 dell’On. Moro, guidata dall’Appuntato dei CC. Domenico Ricci con a fianco il Maresciallo Oreste Leonardi e l’Alfetta della scorta, guidata dall’Agente Francesco Zizzi con a bordo gli Agenti Giulio Rivera e Raffaele Iozzino imboccarono Via Fani, la Fiat 128 bianca si mise davanti alle due auto frenando improvvisamente. L’auto dei terroristi venne tamponata da quella dell’On. Moro, a sua volta tamponata dall’Alfetta della scorta. Diversi terroristi, travestiti da avieri, divisi in due gruppi, aprirono il fuoco sulle due auto, uccidendo i cinque tutori dell’ordine e rapirono il presidente della Democrazia Cristiana.

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  • Stefano Recchioni

    • 7 gennaio 1978

    Verso le 18:00 del 7 gennaio 1978, tre giovani uscirono dalla sezione del Movimento Sociale Italiano di Via Acca Larentia, nel popolare quartiere Tuscolano, per un volantinaggio inerente un concerto del gruppo di musica alternativa “Gli Amici del Vento”.
    I tre militanti furono immediatamente investiti da numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi da alcune persone appostate nelle vicinanze.
    Uno dei tre giovani, seppur ferito, riuscì a rientrare nella sede del partito.
    Franco Bigonzetti, studente universitario di vent’anni, fu invece ucciso sul colpo.
    Il terzo giovane, Francesco Ciavatta, studente liceale di diciotto anni, fu colpito alla schiena mentre tentava di fuggire; morì durante il trasporto in ospedale.
    Nelle ore seguenti, col diffondersi della notizia dell’agguato, una folla, composta soprattutto da attivisti missini romani, si radunò sul luogo. Per motivi ed in circostanze non chiari, scaturirono dei tafferugli che provocarono l’intervento delle forze dell’ordine con cariche e lancio di lacrimogeni. Il diciannovenne Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio e chitarrista del gruppo di musica alternativa Janus, venne centrato in piena fronte da un colpo di pistola sparato da un ufficiale dei carabinieri e morì in ospedale dopo due giorni di agonia.

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  • Salvatore Porceddu

    • 15 dicembre 1978

    Nella notte, Salvatore Porceddu, insieme a Salvatore Lanza, è di guardia in un pulmino sotto il muro di cinta delle carceri “Nuove” di Torino. All’alba una 127 rossa arriva con tre giovani a bordo: una raffica di mitra e poi due colpi di lupara. Un’azione rapidissima, i colleghi di guardia sulle mura del carcere e presso una vicina caserma, vedono solo la vettura in fuga. Lanza e Porceddu muoiono a 21 anni.

    E’ intitolato a lui ed al suo collega Salvatore Lanza il Centro Professionale di Strada delle Cacce. Una lapide è posta dal Comune sul luogo della tragedia.

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  • Giuseppe Pegliei

    • 8 novembre 1978

    Gli agenti Giuseppe Pegliei e Luciano Rossi sono di scorta al procuratore capo di Frosinone Fedele Calvosa quando in un agguato terroristico sono tutti falciati a raffiche di mitra e poi finiti a colpi di pistola.

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  • Alfredo Paolella

    • 11 ottobre 1978

    Alle nove meno venti del mattino, come ogni giorno, Paolella lascia l’appartamento in cui vive e scende nell’autorimessa sotterranea.
    Qui è appostato un commando di composto da 3 uomini e 1 donna. I terroristi affrontano il professore, lo strattonano e lo scaraventano contro un pilastro. Paolella batte la nuca e si accascia, allora i tre fanno fuoco a ripetizione: la vittima è raggiunta da nove colpi tutti in punti vitali. Un proiettile è sparato a bruciapelo alla tempia destra, quando Paolella è già a terra e, probabilmente, morto.
    All’esecuzione assistono impotenti i due titolari dell’autorimessa e il garagista. Alfredo Paolella lascia la moglie Luisa, subito accorsa avendo udito da casa le detonazioni, e i figli Giovanni di 22 anni e Maria Rosaria di 19.

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  • Riccardo Palma

    • 14 febbraio 1978

    Il mattino del 14 febbraio Riccardo Palma lascia la sua abitazione per andare al Ministero. Quando giunge alla sua auto viene colpito da una raffica di mitra ed ucciso.

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  • Aldo Moro

    • 16 marzo 1978

    Tra le ore 09:00 e le 09:05 del 16 marzo 1978, una Fiat 128 bianca con targa diplomatica falsa e con a bordo brigatisti, era appostata in Via Mario Fani nel quartiere Trionfale. Quando la Fiat 130 dell’On. Moro, guidata dall’Appuntato dei CC. Domenico Ricci con a fianco il Maresciallo Oreste Leonardi e l’Alfetta della scorta, guidata dall’Agente Francesco Zizzi con a bordo gli Agenti Giulio Rivera e Raffaele Iozzino imboccarono Via Fani, la Fiat 128 bianca si mise davanti alle due auto frenando improvvisamente. L’auto dei terroristi venne tamponata da quella dell’On. Moro, a sua volta tamponata dall’Alfetta della scorta. Diversi terroristi, travestiti da avieri, divisi in due gruppi, aprirono il fuoco sulle due auto, uccidendo i cinque tutori dell’ordine e rapirono il presidente della Democrazia Cristiana.

    Le sentenze sul sito di Radio Radicale

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  • Oreste Leonardi

    • 16 marzo 1978

    Tra le ore 09:00 e le 09:05 del 16 marzo 1978, una Fiat 128 bianca con targa diplomatica falsa e con a bordo brigatisti, era appostata in Via Mario Fani nel quartiere Trionfale. Quando la Fiat 130 dell’On. Moro, guidata dall’Appuntato dei CC. Domenico Ricci con a fianco il Maresciallo Oreste Leonardi e l’Alfetta della scorta, guidata dall’Agente Francesco Zizzi con a bordo gli Agenti Giulio Rivera e Raffaele Iozzino imboccarono Via Fani, la Fiat 128 bianca si mise davanti alle due auto frenando improvvisamente. L’auto dei terroristi venne tamponata da quella dell’On. Moro, a sua volta tamponata dall’Alfetta della scorta. Diversi terroristi, travestiti da avieri, divisi in due gruppi, aprirono il fuoco sulle due auto, uccidendo i cinque tutori dell’ordine e rapirono il presidente della Democrazia Cristiana.

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  • Salvatore Lanza

    • 15 dicembre 1978

    Nella notte, Salvatore Lanza, insieme a Salvatore Porceddu, è di guardia in un pulmino sotto il muro di cinta delle carceri “Nuove” di Torino. All’alba arriva una 127 rossa con tre giovani a bordo: una raffica di mitra e poi due colpi di lupara. Un’azione rapidissima, i colleghi delle Nuove e di una vicina caserma vedono solo la vettura in fuga. Lanza e Porceddu muoiono a 21 anni. Lanza lascia la madre Bruna Moretti, il padre Matteo e due sorelle e un fratello minori.

    E’ intitolato a lui ed al suo collega Porceddu il Centro professionale di Strada delle Cacce. Una lapide è posta dal Comune sul luogo dell’eccidio.

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  • Raffaele Iozzino

    • 16 marzo 1978

    Tra le ore 09:00 e le 09:05 del 16 marzo 1978, una Fiat 128 bianca con targa diplomatica falsa e con a bordo brigatisti, era appostata in Via Mario Fani nel quartiere Trionfale. Quando la Fiat 130 dell’On. Moro, guidata dall’Appuntato dei CC. Domenico Ricci con a fianco il Maresciallo Oreste Leonardi e l’Alfetta della scorta, guidata dall’Agente Francesco Zizzi con a bordo gli Agenti Giulio Rivera e Raffaele Iozzino imboccarono Via Fani, la Fiat 128 bianca si mise davanti alle due auto frenando improvvisamente. L’auto dei terroristi venne tamponata da quella dell’On. Moro, a sua volta tamponata dall’Alfetta della scorta. Diversi terroristi, travestiti da avieri, divisi in due gruppi, aprirono il fuoco sulle due auto, uccidendo i cinque tutori dell’ordine e rapirono il presidente della Democrazia Cristiana.

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  • Antonio Esposito

    • 21 giugno 1978

    Il commissario Esposito si reca con l’autobus n.15 al suo ufficio nel commissariato di Nervi. Due sicari, che compongono un commando delle Brigate Rosse, gli sparano frontalmente 12 colpi. Sei colpi provengono da un’arma 7,65 ed altrettanti da una calibro 9. I brigatisti fuggono su una 128 blu. E’ Lo stesso giorno nel quale entrano in camera di Consiglio i giudici del processo di Torino.
    Lascia la moglie Anna Maria Musso, assistente della polizia femminile, e i figli Raffaella e Giuseppe rispettivamente di 6 e 5 anni.

    Riferimenti:
    Maresciallo Berardi
    Procuratore generale Francesco Coco

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  • Fausto Dionisi

    • 20 gennaio 1978

    Un commando di terroristi ha preparato un’azione volta alla evasione di alcuni detenuti dal carcere di Firenze, allorché c’è l’intervento di una pattuglia della Polizia. Il conflitto a fuoco che si origina ferma l’evasione, ma l’agente Dionisi viene colpito ed ucciso, mentre l’agente Dario Atzeni, colpito da quattro proiettili all’altezza dell’inguine, verrà salvato dopo un disperato intervento chirurgico. Il terzo agente, fortunatamente illeso, risponde al fuoco dei terroristi, che gli lanciano contro una bomba a mano e riescono a fuggire.
    La guardia Fausto Dionisi lascia la moglie ed una figlia in tenera età.

    Fra gli organizzatori del piano figura Sergio D’Elia, allora esponente di spicco di Prima Linea. Arrestato nel maggio del ’78, viene condannato per concorso in omicidio, in qualità di mandante, a trent’anni di reclusione, poi ridotti a 25 in appello ed infine dimezzati in applicazione della legge sulla dissociazione dal terrorismo e per altri benefici di legge, venendo scarcerato dopo dodici anni. Nel 1993 milita nel Partito Radicale e fonda l’associazione “Nessuno tocchi Caino”.
    Nel 2000 è riabilitato, con sentenza del Tribunale di Roma.
    Nel 2006 viene eletto al Parlamento Italiano quale deputato del partito Rosa nel Pugno ed ottiene l’incarico di Segretario della Camera dei Deputati.

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  • Francesco Di Cataldo

    • 20 aprile 1978

    Il maresciallo Di Cataldo si dirige a prendere l’autobus e viene ucciso intorno alle 7.00 in Via Ponte Nuovo.

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  • Carmine De Rosa

    • 4 gennaio 1978

    Carmine De Rosa, maggiore dei carabinieri in congedo e capo dei servizi di sicurezza della Fiat, viene ucciso al volante della sua automobile mentre si sta recando al lavoro.
    Insieme a lui viene anche ferito Giuseppe Porta, ufficiale dei carabinieri in congedo e responsabile dei servizi di sorveglianza del centro-sud della Fiat.

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  • Lorenzo Cutugno

    • 11 aprile 1978

    Lorenzo Cutugno esce alle 7.30 del mattino dalla sua abitazione per recarsi al lavoro alle carceri “Nuove”. I terroristi lo stanno aspettando, sono un uomo e una donna e sul portone di casa gli sparano tutto il caricatore di 7 colpi. Nonostante le ferite Cutugno riesce a reagire e trascinandosi fuori riesce a sparare 7 colpi ferendo l’uomo alla schiena.
    Un terzo terrorista, che attende in auto, si porta alle sue spalle, spara fulmina Cotugno con 2 proiettili.
    L’uccisione dell’agente è preceduta da una serie di minacce culminate nel rogo della sua auto rivendicato dai Nuclei proletari comunisti.
    Lorenzo Cutugno lascia la moglie Frana Sabiano di 29 anni e la figlia Daniela di soli 4 anni.
    Il terrorista ferito da Cotugno è Cristoforo Piancone che viene lasciato dai complici al pronto soccorso all’astanteria Martini, si dichiara prigioniero politico e non vuole dire altro.

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  • Giorgio Corbelli

    • 28 gennaio 1978

    Giorgio Corbelli fu ucciso nel tentativo di sventare una rapina commessa da alcuni terroristi nella gioielleria di cui era titolare.

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  • Piero Coggiola

    • 28 settembre 1978

    Esce, come ogni mattina, dalla sua abitazione in via Servais 200 accompagnato dalla moglie per prendere il pulmino della Lancia che lo porterà allo stabilimento di Chivasso. Saluta la consorte, subito dopo è avvicinato da un giovane che inizia a sparare con una Beretta 7,65 automatica. Coggiola è raggiunto da 12 colpi e crolla a terra in un lago di sangue. Muore a 46 anni mezz’ora dopo l’attentato all’ospedale Maria Vittoria per dissanguamento. Lascia la moglie Myrna Gonetto di 42 anni, subito accorsa sul luogo della tragedia richiamata dagli spari, e due figlie: Antonella di 13 anni e Simona di 19 affetta da handicap.

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  • Francesco Ciavatta

    • 7 gennaio 1978

    Verso le 18:00 del 7 gennaio 1978, tre giovani uscirono dalla sezione del Movimento Sociale Italiano di Via Acca Larentia, nel popolare quartiere Tuscolano, per un volantinaggio inerente un concerto del gruppo di musica alternativa “Gli Amici del Vento”.
    I tre militanti furono immediatamente investiti da numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi da alcune persone appostate nelle vicinanze.
    Uno dei tre giovani, seppur ferito, riuscì a rientrare nella sede del partito.
    Franco Bigonzetti, studente universitario di vent’anni, fu invece ucciso sul colpo.
    Il terzo giovane, Francesco Ciavatta, studente liceale di diciotto anni, fu colpito alla schiena mentre tentava di fuggire; morì durante il trasporto in ospedale.
    Nelle ore seguenti, col diffondersi della notizia dell’agguato, una folla, composta soprattutto da attivisti missini romani, si radunò sul luogo. Per motivi ed in circostanze non chiari, scaturirono dei tafferugli che provocarono l’intervento delle forze dell’ordine con cariche e lancio di lacrimogeni. Il diciannovenne Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio e chitarrista del gruppo di musica alternativa Janus, venne centrato in piena fronte da un colpo di pistola sparato da un ufficiale dei carabinieri e morì in ospedale dopo due giorni di agonia.

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  • Fedele Calvosa

    • 8 novembre 1978

    Ogni mattina, così, una Fiat 128 blu al servizio di Stato va a Patrica a prendere a casa il procuratore capo Fedele Calvosa per portarlo a Frosinone. Alla guida c’è Luciano Rossi: un giovane di Sgurgola poco più che ventenne, da appena due mesi entrato come impiegato civile ai Ministero di Grazia e Giustizia. E’ stato scelto per essere l’autista del magistrato, in sostituzione di Giuseppe Pegliei, di 29 anni, agente di custodia che lo accompagna per fargli da guida.
    Fedele Calvosa un uomo puntuale, fa attendere poco e, infatti, esce subito. Sale sulla macchina, si avvia giù per la discesa lungo la strada comunale che dopo un’ampia curva si innesta nella provinciale.
    Ore 8:30. L’auto blu rallenta dieci metri prima di imboccare la provinciale. E’ il momento dell’agguato.
    In tre, con pistola e mitra, si parano dinanzi alla Fiat 128 ed aprono subito fuoco. Il primo a cadere è Giuseppe Pagliei poi Fedele Calvosa. Luciano Rossi, ferito alle gambe, tenta di fuggire precipitandosi fuori dall’auto. Apre la portiera e cade nel fossato che fiancheggia la strada. Uno dei tre lo scorge e lo finisce con un colpo al volto.

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  • Domenico Bornazzini

    • 1 dicembre 1978

    Il 1 dicembre 1978 Domenico Bornazzini, commerciante, Carlo Lombardi, macellaio, e l’autista Piero Magri avevano espresso in un bar di Via Adige, nella zona di Porta Romana, opinioni politiche radicalmente contrastanti con quelle di due appartenenti alla organizzazione “Prima Linea” ivi presenti, e da questi ritenute offensive e intollerabili perché espresse in un “quartiere popolare”. Fuori dal bar ne seguì una sparatoria. Nonostante i soccorsi, i tre morirono poco dopo presso il Policlinico.

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  • Franco Bigonzetti

    • 7 gennaio 1978

    Verso le 18:00 del 7 gennaio 1978, tre giovani uscirono dalla sezione del Movimento Sociale Italiano di Via Acca Larentia, nel popolare quartiere Tuscolano, per un volantinaggio inerente un concerto del gruppo di musica alternativa “Gli Amici del Vento”.
    I tre militanti furono immediatamente investiti da numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi da alcune persone appostate nelle vicinanze.
    Uno dei tre giovani, seppur ferito, riuscì a rientrare nella sede del partito.
    Franco Bigonzetti, studente universitario di vent’anni, fu invece ucciso sul colpo.
    Il terzo giovane, Francesco Ciavatta, studente liceale di diciotto anni, fu colpito alla schiena mentre tentava di fuggire; morì durante il trasporto in ospedale.
    Nelle ore seguenti, col diffondersi della notizia dell’agguato, una folla, composta soprattutto da attivisti missini romani, si radunò sul luogo. Per motivi ed in circostanze non chiari, scaturirono dei tafferugli che provocarono l’intervento delle forze dell’ordine con cariche e lancio di lacrimogeni. Il diciannovenne Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio e chitarrista del gruppo di musica alternativa Janus, venne centrato in piena fronte da un colpo di pistola sparato da un ufficiale dei carabinieri e morì in ospedale dopo due giorni di agonia.

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  • Rosario Berardi

    • 10 marzo 1978

    Esce alle otto meno un quarto da casa e si dirige in largo Belgio, qui i killers, tre uomini e una donna, lo aspettano a bordo di una “128” blu. Il maresciallo è in borghese, in mezzo ad altra gente aspetta alla fermata il tram 7: gli sparano alla schiena 3 colpi; Berardi cade e con un gesto disperato e istintivo cerca di coprirsi il volto, ma gli assassini fanno ancora fuoco e mirano alla testa così che 4 proiettili lo raggiungono al capo e alle braccia: una spietata esecuzione. Un uomo col mitra raggiunge i compagni e punta la canna contro la gente terrorizzata e prima di andarsene afferra il borsello del sottufficiale: dentro vi è la Beretta cal. 9, i documenti, un’agenda e un foglio ciclostilato con i nomi e i numeri di telefono dei componenti l’ufficio politico. Fuggono con la “128”. L’uccisione avviene poco prima che inizi a Torino l’udienza del primo processo contro le Brigate Rosse. Per l’omicidio è usata la “Nagant 7,62″ cecoslovacca con cui sono stati assassinati Fulvio Croce e Carlo Casalegno.
    Lascia la moglie Filomena De Terlizzi e 5 figli: Rosa di 29 anni, Giovanni di 27, Bruno di 25 anni, Salvatore di 24 e Agata di 21 anni.

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  • Franco Battagliarin

    • 21 febbraio 1978

    All’alba del 21 febbraio 1978 Battagliarin, guardia giurata in servizio presso la sede veneziana del “Gazzettino”, notò su un gradino esterno al palazzo un congegno e si avvicinò per rimuoverlo.
    In quello stesso istante l’ordigno esplose, uccidendolo.

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