Archivio vittime: 1977

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    Ferrero Nino

    • 18 settembre 1977

    Nino Ferrero viene raggiunto da 5 colpi di pistola alle gambe mentre sta rientrando a casa. La sua esclamazione – “Sono un comunista!”- non ferma gli attentatori.

    NOTE: Nino Ferrero è scomparso il 29 luglio 2006

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    Niccolai Giancarlo

    • 23 giugno 1977

    La mattina del 23 giugno un gruppo di fuoco di “Prima linea” raggiunge Niccolai e gli spara alcuni colpi causandogli la frantumazione dei due femori. Le ferite costringono il dirigente ad una degenza di 3 mesi in ospedale e gli lasciano conseguenze che ancora oggi gravano sul suo stato fisico.

    NOTE: Per scelta personale non si costituì parte civile durante il processo a “Prima linea”.

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    Puddu Maurizio

    • 13 luglio 1977

    Il 13 luglio Puddu, obiettivo designato delle Brigate Rosse, al termine di una riunione di consiglio lascia la sede della Provincia per rientrare a casa. Ecco come egli stesso descrive poi gli avvenimenti: “Avevo appena parcheggiato la vettura vicino al portone d’ingresso e, chiudendo la portiera, vidi due sconosciuti a tre metri da me che armeggiavano in una borsa. Ritirai la chiave e, quasi contemporaneamente, vidi che nelle mani dei due erano apparse due pistole con i silenziatori. Improvvisamente mi resi conto di quanto stava per accadere …un attimo dopo sentii una fitta lancinante alla gamba sinistra. Rimasi paralizzato dal terrore, mentre un dolore fortissimo mi pervadeva tutto. Pure mi scossi, rendendomi conto d’essere divenuto un bersaglio vivente. Trascinando faticosamente la gamba ferita tentai di fuggire tra le auto parcheggiate, mentre l’altro brigatista – una donna – sparava alcuni colpi per intimorire i soldati di una vicina caserma e le persone che si erano affacciate alle finestre. Una seconda pallottola mi raggiunse all’addome, inciampai e l’acuta sofferenza mi obbligò ad accasciarmi sul cofano di un’auto …il sangue usciva copioso da un’arteria lacerata e le forze mi abbandonarono. Ero ormai debolissimo, scivolai a terra e vidi chino su di me uno dei killer che gelidamente alzava ancora la pistola. Implorai ‘per favore basta!’, ma ancora mi raggiunsero altri colpi, poi svenni”.
    In totale furono sparati contro Maurizio Puddu 14 colpi di cui sette a segno all’addome, alla gamba sinistra e a quella desta.

    NOTE:
    – Pubblicazioni, interventi e comunicati di Maurizio Puddu sono presenti nella sezione “Inziative” di questo sito.
    – M. Puddu è stato fondato e presidente di AIVITER fino al suo decesso il 21 maggio 2007: si veda pagina nella storia dell’Associazione

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    Sibilla Angelo

    • 11 luglio 1977

    L’ing. Sibilla intorno alle 20,20 sta rientrando a casa in corso Carbonara ed è colpito da otto proiettili sparati in rapida successione da un giovane, che lo attende, protetto da due complici, nei pressi del portone di casa. Sibilla è gravemente ferito all’inguine e alle mani.

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    Bruno Vittorio

    • 2 giugno 1977

    Sono le 22.40, Vittorio Bruno lascia la sede del giornale e si dirige alla sua auto per rientrare a casa. Si accinge a salire quando un ragazzo sui sedici-diciassette anni lo avvicina e senza dire una parola gli spara alle gambe e alle braccia. Bruno è raggiunto da sette colpi: a fatica si trascina in auto e con il clacson cerca di attirare l’attenzione. I proiettili fortunatamente non hanno leso organi vitali.

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    Castellano Carlo

    • 17 novembre 1977

    Carlo Castellano intorno alle 18.30 sta rientrando a casa dal lavoro; nei pressi della sua abitazione lo affrontano tre giovani: sparano otto colpi in rapida successione, anche dopo che Castellano è caduto a terra. La vittima è raggiunta da quattro colpi alle gambe e uno all’addome. I tre terroristi fuggono su due auto parcheggiate nei pressi. Il ferito descrive i suoi attentatori come giovanissimi, tra 16 o 17 anni, e racconta che due hanno sparato, mentre il terzo ha assistito controllando la situazione.

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    Cocozzello Antonio

    • 25 ottobre 1977

    Cocozzello alle ore 7.40 esce dalla sua abitazione in via Giovanni Cravero n.45/9 per recarsi al lavoro. Mentre sotto casa attende un suo amico, viene “gambizzato” da un commando-BR. Tutto avviene in presenza di decine di persone, impotenti ad intervenire, perchè minacciate dai terroristi. Dopo rilevante ritardo, giunge l’autoambulanza, che lo porta all’ospedale Nuova Astanteria Martini (oggi Giovanni Bosco).
    Il 31 dello stesso mese viene sottoposto a delicato intervento chirurgico alle gambe.
    Dramma nel dramma: Cocozzello viene
    dimesso dall’ospedale il 2 febbraio 1978 e la moglie viene ricoverata due giorni dopo per “trauma”, non regge alle conseguenze, ancora presenti, dell’attentato subìto dal marito.

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    da La Gazzetta del Popolo del 01/11/1977

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    Costa Pietro

    • 12 gennaio 1977

    L’ingegnere Costa, componente della notissima famiglia di armatori liguri, alle 19,30 sta rientrando a casa in Spianata Castello, quando sei brigatisti lo affrontano e lo rapiscono, dileguandosi a bordo di una Fiat 132 bianca.
    Dopo 81 giorni di prigionia le Brigate Rosse annunciano che stanno per liberare l’ostaggio. Pietro Costa viene ritrovato in una cabina telefonica di Piazza Barabino costretto in catene fissate da lucchetti.
    Ha trascorso la prigionia in una tenda montata dentro una stanza insonorizzata e con due catene che lo legavano al giaciglio.

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    Pietro Costa dopo la liberazione

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  • Walter Rossi

    • 30 settembre 1977

    Walter Rossi, studente che militava in “Lotta Continua”, fu ucciso da un proiettile che lo colpì alla nuca nel corso di una manifestazione organizzata per protestare contro il ferimento di una giovane di sinistra avvenuto il giorno prima a opera di giovani di opposta fazione.
    Dell’omicidio furono indiziati esponenti della destra giovanile.
    Due di essi confluirono nel gruppo terroristico di destra eversiva denominato “Nuclei Armati Rivoluzionari” . Il maggiore indiziato fu rinviato a giudizio, ma il processo non si tenne perché il sospettato, appartenente ai Nar, cadde in un conflitto a fuoco con la polizia.
    Nel nome di Walter Rossi, nei giorni immediatamente successivi alla sua morte, si tennero dimostrazioni in alcune città italiane con scontri e ulteriori tributi di sangue.

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  • Settimio Passamonti

    • 21 aprile 1977

    Nel pomeriggio del 21 aprile 1977, nei pressi della città universitaria, alcuni giovani appartenenti all’area della “Autonomia” aggredirono le forze di Polizia che, al mattino, avevano realizzato lo sgombero della Università di Roma da essi occupata.
    Il gruppo di dimostranti fece uso di bottiglie incendiarie ed esplose colpi di arma da fuoco. Due di questi ferirono a morte l’allievo sottufficiale Settimio Passamonti, componente dei reparti intervenuti per impedire che la manifestazione degenerasse ulteriormente.
    Il giorno successivo il governo vietò tutte le manifestazioni nel Lazio per un mese ed il Ministro dell’Interno Francesco Cossiga annunciò il provvedimento alla stampa dichiarando: “Deve finire il tempo dei figli dei contadini meridionali uccisi dai figli della borghesia romana”.
    Le indagini non portarono alla identificazione dei responsabili e l’assassinio del giovane rimase impunito.

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  • Giorgina Masi

    • 12 maggio 1977

    Il 12 maggio 1977, Giorgiana Masi – studentessa diciannovenne del Liceo “Pasteur” – fu uccisa a Roma durante una manifestazione organizzata nell’anniversario della vittoria referendaria sul divorzio.
    Temendo gli scontri con gruppi di “Autonomi”, le autorità di pubblica sicurezza avevano vietato la manifestazione e, per far rispettare il divieto, avevano disposto un nutrito servizio di ordine pubblico.
    Esso non servì a evitare nuovi e gravi scontri tra dimostranti e forze dell’ordine.
    Furono lanciati ordigni incendiari. Si sparò.
    Verso le 20:00 due ragazze e un carabiniere furono colpiti da arma da fuoco. Una delle ragazze era Giorgiana Masi che, colpita alla schiena, morì durante il trasporto in ospedale.

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  • Claudio Graziosi

    • 22 marzo 1977

    L’agente Graziosi è sull’autobus e riconosce tra i passeggeri Maria Pia Vianale, militante dei Nuclei Armati proletari ed evasa dal carcere a gennaio.
    Si avvicina per arrestarla, ma un altro terrorista che la accompagna spara all’agente Graziosi uccidendolo e poi si allontanano in fuga.

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  • Lino Ghedini

    • 19 febbraio 1977

    Il brigadiere Ghedini è di pattuglia sulla provinciale per Novara in un consueto controllo del traffico.
    Il brigadiere Ghedini e l’appuntato Comizoli fermano un’auto chiedendo i documenti. Il conducente cerca di sottrarsi al controllo ingaggiando un conflitto a fuoco: il brigadiere Ghedini viene ucciso.
    L’uccisore arrestato subito dopo, è in realtà un militante, già ricercato, dei Gruppi d’Azione partigiana.
    Il brigadiere lascia la moglie Elisa Cozzi e i due figli Giacomo e Alberto di sedici e undici anni.

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  • Lorenzo Forleo

    • 18 febbraio 1977

    Mentre si recava in caserma per intraprendere servizio, l’appuntato Forleo non esitò a intervenire nei confronti di uno sconosciuto sorpreso a forzare la portiera di un’autovettura in sosta.
    Un complice gli esplose contro, da breve distanza, numerosi colpi d’arma da fuoco.
    Nonostante le gravissime ferite riportate, Forleo trovò la forza di impugnare la pistola in un estremo tentativo di reazione prima di accasciarsi al suolo.
    L’assassino di Forleo risultò essere un militante d’estrema destra.

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  • Antonio Custra

    • 14 maggio 1977

    Durante una manifestazione, da parte di organizzazioni della sinistra extraparlamentare, Custra viene raggiunto da un colpo alla testa dai proiettili mentre il suo reparto era schierato in via de Amicis a Milano.

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  • Fulvio Croce

    • 28 aprile 1977

    L’avvocato Croce, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati Procuratori del Tribunale di Torino, viene affrontato nell’androne dello stabile di via Perrone, dove ha sede il suo studio, da un commando composto da 2 uomini e 1 donna e ucciso con 5 colpi di pistola. La perizia sui proiettili stabilisce che la pistola è una Nagant 7,62 cecoslovacca, la stessa che ha colpito Carlo Casalegno ed altre vittime a Torino.
    Lascia la moglie, Severina Marone.

    Il ricordo di Franzo Grande Stevens, da Vita di un avvocato, Cedam Padova, 2000, p. 205

    Fulvio Croce

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  • Roberto Crescenzio

    • 1 ottobre 1977

    Una manifestazione studentesca di protesta per l’uccisione a Roma del militante di Lotta Continua Walter Rossi ad opera di neofascisti romani, origina un corteo che si muove nel centro cittadino e provoca disordini e danneggiamenti. Dopo vari assalti un gruppo di 10-20 giovani mascherati fa irruzione nel bar-discoteca “Angelo azzurro” di via Po 46 e lancia un grappolo di molotov.
    Un cliente del bar, Roberto Crescenzio di 22 anni, tenta di salvarsi dalle fiamme, ma non ce la fa. Esce orrendamente ustionato dal bar, i passanti cercano di aiutarlo, ma dopo due giorni di atroce agonia muore al centro grandi ustionati del CTO a causa delle ustioni riportate sul novanta per cento del corpo.

    Il 26 aprile 2007 è morta la signora Crescenzio, madre di Roberto e socia della nostra Associazione.

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  • Giuseppe Ciotta

    • 12 marzo 1977

    Alle ore 8.00 del mattino Giuseppe Ciotta è in via Gorizia, dove è la sua abitazione, e sale sulla sua auto per recarsi al lavoro. Tre individui si avvicinano all’auto: uno sfonda il finestrino con un calcio e spara tre colpi di cui uno al cuore. Giuseppe Ciotta muore all’istante. Lascia la moglie e la figlia Nunzia di 2 anni.

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  • Carlo Casalegno

    • 16 novembre 1977

    L’attentato era nell’aria. Il giornalista, dopo una serie di minacce e una bomba al giornale, viaggiava da alcuni giorni scortato. Lo tradisce un improvviso mal di denti e si reca dal dentista senza scorta. Al ritorno a casa trova nell’androne i suoi carnefici che gli sparano quattro colpi a bruciapelo.
    Gravemente ferito con quattro colpi di pistola a Torino il 16 novembre 1977.
    Muore a Torino il 29 novembre 1977, dopo 13 giorni di agonia.

    Rassegna stampa su Carlo Casalegno, dal sito dell’Ordine dei Giornalisti

    Casalegno

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  • Mauro Amato

    • 8 luglio 1977

    Lo studente Mauro Amato fu ucciso per errore in un agguato terroristico il cui obiettivo era un suo commensale, l’agente di custodia Domenico Velluto, ritenuto responsabile della morte di Mario Salvi, un giovane militante dei “Comitati Autonomi Operai”.
    L’attentato fu rivendicato da “Lotta Armata per il Comunismo”.

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